Quali sono i danni causati dall’alcol sullo sviluppo degli adolescenti?

di , 7 Novembre 2014 16:02

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) raccomanda la totale astensione dal consumo di alcolici per bambini e ragazzi fino ai 16 anni d’età.

Diverse ricerche mettono infatti in evidenza che chi inizia a bere prima dei 16 anni ha un rischio quattro volte maggiore di sviluppare una dipendenza dall’alcol rispetto a chi inizia a bere alcolici dopo i 21 anni.

L’adolescenza è un periodo in cui avvengono diversi cambiamenti nello sviluppo dei ragazzi, sia a livello psicologico che a livello fisico.

Ci sono dei cambiamenti importanti anche a livello della struttura e delle funzioni cerebrali: c’è un aumento dello sviluppo della corteccia frontale e prefrontale, la zona del cervello da cui dipende la nostra regolazione delle emozioni, la capacità di autoregolarsi e di risolvere i problemi.

In questo periodo si strutturano anche tutte le funzioni cognitive che permettono l’astrazione, la pianificazione di obiettivi, la flessibilità del pensiero e la capacità di autocontrollo.

L’alcol, essendo una sostanza psicoattiva, ha effetti neurobiologici persistenti che danno luogo ad un indebolimento della corteccia prefrontale, e quindi possono causare un non adeguato sviluppo dell’area che controlla la motivazione e la regolazione del comportamento soprattutto in situazioni di rischio.

Inoltre fino a 16 anni di età i ragazzi non sviluppano il corredo enzimatico predisposto alla metabolizzazione dell’etanolo contenuto nelle bevande alcoliche e questo può causare danni al Sistema Nervoso Centrale legati ad un aumento della probabilità di intossicazione acuta.

Alle differenze legate all’età si aggiungono, come spesso abbiamo sottolineato nel blog, quelle legate al genere: le ragazze sono più vulnerabili agli effetti tossici dell’etanolo perché pesano meno dei maschi, hanno un corredo enzimatico non adeguato e una minore presenza di acqua nell’organismo.

Chi beve fuori pasto?

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di , 30 Giugno 2014 12:24

Secondo i più recenti dati Istat il consumo di alcolici al di fuori dai pasti coinvolge il 40,8% della popolazione dagli 11 anni in su, si tratta di circa 13 milioni e 992 mila persone.

Se ci concentriamo sul genere di appartenenza possiamo vedere che a mettere in atto tale condotta è un uomo su due (47,5%), mentre quasi una donna su tre (31,2%) consuma bevande alcoliche anche fuori dai pasti.

Le differenze di genere sono più rilevanti tra gli adulti, raggiungendo il massimo nella fascia d’età tra i 45 e i 64 anni (42,7% per gli uomini e 24,1% per le donne) e nella fascia degli over 65 (29,9% per gli uomini contro il 13% delle donne). Differenze che diminuiscono rapidamente con l’età fino a trovare il loro minimo tra gli adolescenti e i giovani al di sotto dei 24 anni.

Per quanto riguarda la distribuzione geografica del consumo fuori pasto, la percentuale maggiore la si ritrova tra gli uomini del Nord-est (57,8%): Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia hanno percentuali che vanno oltre il 50%.

Anche la percentuale di donne è più elevata nel Nord -est (38,6%) e raggiunge il suo massimo nella provincia autonoma di Bolzano, con una percentuale di bevitrici fuori pasto pari a 57,5%.

Ci sono differenze anche rispetto alle dimensioni dei centri nei quali le persone vivono: il consumo fuori pasto è infatti più diffuso nei paesi molto piccoli, con un numero di abitanti al di sotto dei 2 mila (45,8% della popolazione) e nei comuni e nelle periferie dell’area metropolitana con una percentuale pari al 34%.

Il fenomeno sembra non aver subito variazioni rispetto ai dati del 2012, le variazioni più significative riguardano un calo nel bere fuori pasto nella popolazione delle regioni dell’Italia insulare, con una riduzione di quasi 4 punti percentuali.

Sono i giovani  dagli 11 anni in su quelli che con maggiore frequenza bevono fuori pasto almeno una volta la settimana. La percentuale trova il suo massimo nei giovani dai 18 ai 34 anni, un dato che fa riflettere perché si tratta di un comportamento a rischio messo in atto in un’età che potrebbe essere particolarmente delicata.



				
								

In aumento il consumo occasionale di alcol

di , 27 Aprile 2014 21:21

Il consumo occasionale di alcolici e quello fuori dai pasti sono in aumento, mentre cala il consumo giornaliero.

Sono questi i dati emersi dall’ultimo rapporto Istat, pubblicato il 9 aprile 2014 e riferito al 2013.

Nel 2013 le persone che bevono alcolici dagli 11 anni in su sono il 63,9% del totale della popolazione.

Si tratta di una percentuale simile a quella del 2012, ma in diminuzione di circa 5 punti percentuali rispetto a 10 anni prima.

Rispetto al 2003 la quota di chi beve alcolici tutti i giorni scende dal 31% al 22,7%, mentre aumenta dal 37,6% al 41,2% la percentuale di coloro che consumano alcol occasionalmente e dal 24,8% al 25,8% la quota di coloro che dichiarano di bere alcolici fuori dai pasti.

Il modello tradizionale del bere vino per accompagnare i pasti è in calo soprattutto tra le donne.

Tra coloro che consumano alcol occasionalmente l’aumento è più evidente tra gli uomini (+23,8%) rispetto alle donne (+8,8%).

Oltre alle abitudini nel tempo cambiano anche i gusti: fra gli uomini rimane costante il numero di coloro che consumano solo vino e birra, mentre decresce il numero di coloro che bevono anche aperitivi, amari e superalcolici. Fra le donne è invece stabile la percentuale di chi beve anche altri alcolici, mentre diminuisce il numero di coloro che bevono solo vino e birra.

Questi cambiamenti riguardano soprattutto i giovani e gli adulti fino a 44 anni. Il consumo di alcolici oltre a vino e birra cresce nella fascia d’età tra i 18 e i 24 anni.

Sono i giovani tra i 18 e i 34 anni a bere di più fuori dai pasti, in genere una volta alla settimana.

C’è anche in questo una differenza di genere: il fenomeno è frequente circa il doppio nei ragazzi rispetto alle ragazze.



				
								

Booknomination…altro che Neknomination!

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di , 13 Marzo 2014 11:07

 

Le Neknomination verranno sostituite dalle Booknomination?

Nel post precedente Neknomination. Il labile confine tra divertimento e pericolo di morte abbiamo parlato della terribile moda delle nomination alcoliche.

Oggi abbiamo il piacere di diffondere un’iniziativa, simile per le modalità, ma completamente diversa negli intenti: la Booknomination, nella quale gli alcolici sono sostituiti dai libri.

Le regole del gioco sono simili: un ragazzo fa un video in cui legge un passo da un libro e poi nomina tre amici che dovranno fare altrettanto.

Il video, esattamente come nel caso delle neknomination viene diffuso sui social network, che questa volta diventano un luogo di diffusione per un’iniziativa positiva che coinvolge ragazzi che vanno dai 16 ai 35 anni.

La moda è nata a Bologna e sta avendo ricadute positive anche in Spagna e in America.

Nel video al link qui sotto, la ragazza nominata legge un brano di “Novecento” di Alessandro Baricco

Sei stato nominato! Ora leggi un libro

Ci fa particolarmente piacere diffondere notizie come questa in un periodo in cui l’allarmismo sulle condotte a rischio messe in atto dai nostri ragazzi è particolarmente forte.

Ci fa piacere perchè questo tipo di attività può portare ad avvicinare alla lettura in modo vivace e creativo.

Ci fa piacere perchè sentire i brani letti dagli amici può far conoscere autori che possono destare curiosità in chi ascolta e magari il desiderio di fare un viaggio tra le pagine di un libro.

Ci fa piacere perchè per una volta il gruppo dei coetanei non appare nei media come quello che trascina verso condotte pericolose, ma come una risorsa.

Ci fa piacere perchè la lettura, come tutte le attività di tipo culturale, rappresenta un fattore protettivo rispetto alla messa in atto di condotte a rischio in età adolescenziale.

E ancora, ci fa piacere perchè finalmente non si parla dei social network in modo negativo, mettendo, invece, in evidenza come il loro effetto “cassa di risonanza” possa avere anche dei risvolti positivi e confermando che, come sempre, non è il mezzo ad essere negativo o positivo, ma l’uso che se ne fa.

Neknomination. Il labile confine tra divertimento e pericolo di morte

di , 25 Febbraio 2014 11:59

 

Il termine Neknomination è una fusione di due parole “nek”, ovvero il collo della bottiglia e “nomination”, termine ormai diventato di uso comune grazie a numerosi talent show.

Indica una pericolosa catena di Sant’Antonio, che non può essere interrotta, pena sicure e pesanti prese in giro da parte degli amici.

Ma in cosa consiste di preciso?

Viene girato un video, che poi sarà condiviso su Facebook o YouTube, in cui il protagonista di turno beve una quantità esagerata di bevande alcoliche e poi nomina tre amici, che dovranno ripetere l’impresa entro 24 ore. Se non lo fanno finiranno alla gogna mediatica, umiliati dai seguaci della pericolosa moda del momento.

Una moda arrivata dall’Australia e diffusasi in modo virale grazie ai social media. È ormai popolarissima in Irlanda e Gran Bretagna e viaggia veloce verso gli USA. In Francia vi hanno già preso parte circa 25mila ragazzi.

La neknomination nasce come gioco di bevute su internet, ma ormai il controllo sembra essere sfuggito di mano e la situazione degenerata: sono, infatti, già cinque i ragazzi morti in seguito alla messa in atto di questa pratica.

L’ultima vittima si chiamava Bradley, un ventenne come tanti che condivide su Facebook un video in cui beve una bottiglia di gin, si sente male, ma “non si arrende” e ne beve immediatamente un’altra. Esulta perché ce l’ha fatta, ha superato la prova, ma dopo qualche giorno muore.

Prima di lui era toccato a Isaac, a Steven, a Jhonny e Ross, tutti tra i 19 e i 29 anni, tutti morti poche ore dopo le bevute filmate e condivise su Facebook.

Alle sfide legate al bere si aggiungono proposte vomitevoli ma che portano “cliccate sicure”, quali ingurgitare un frullato con un topo morto o bere direttamente dal water.

Nonostante le proteste dei genitori, il noto social network FB non fa una piega: la pagina Neknominate non viola nessuna regola e rimane online, con grande visibilità visto che sta per raggiungere i 37mila “mi piace”. I gestori affermano che “non sono tollerati contenuti che possano ferire direttamente altri utenti, ma i comportamenti discutibili o offensivi non sono necessariamente contro le nostre regole”. Invitano poi tutte le persone che lo ritengano opportuno a segnalare ciò che secondo loro viola le regole per poter poi esaminare le singole situazioni e prendere opportuni provvedimenti.

Forse una pagina di questo tipo non violerà le regole formali di FB e certamente non si può pensare che sia colpa del social network se i ragazzi mettono in atto condotte ad elevato rischio come quelle citate sopra, ma non si può negare che il mezzo funga da cassa di risonanza per tutti coloro che, con questa modalità, rispondono al proprio bisogno di visibilità e condivisione.

Cosa ne pensate?

Età e contesti di iniziazione nell’assunzione di alcolici

di , 30 Gennaio 2014 12:40

È nei momenti di transizione segnati da cambiamenti nella vita e nell’identità dell’individuo, che l’uso di droghe, e quindi anche delle bevande alcoliche, può essere più presente (Ravenna, 1993; Pellai, Boncinelli, 2002; Valsecchi, 2010).

La ricerca di un nuovo adattamento porta alcuni adolescenti a esporsi al rischio, per esempio attraverso l’uso di sostanze.

Per alcuni può trattarsi semplicemente di una fase transitoria di sperimentazione, per altri invece di una stabilizzazione del consumo (Valsecchi, 2010).

È possibile che la sperimentazione di una droga, come l’alcol, abbia la funzione di definire un nuovo status: di simboleggiare una “disposizione alla transizione”.

L’uso di alcolici può cioè essere visto dall’adolescente come uno strumento utile per accorciare le tappe del percorso verso lo status adulto e per simboleggiare in modo visibile, soprattutto agli occhi dei coetanei, la propria emancipazione ed il proprio definitivo riscatto dal mondo dell’infanzia.

In Italia la prima esperienza di consumo avviene quasi sempre in famiglia, in genere durante la pubertà, tra i 12 e i 14 anni, anche se non è infrequente anche un inizio più precoce, tra gli 8 e gli 11 anni.

Questo dato appare in linea con l’allarme lanciato dall’OMS, secondo la quale l’età di inizio al bere si è abbassata notevolmente: si inizia a bere alcolici ad 11 anni.

Da una ricerca condotta da Pellai e Boncinelli (2002) emerge che il 19% degli adolescenti sperimenta l’alcol prima dei 12 anni e il 54% tra i 13 e i 18 anni.

I maschi hanno un esordio più precoce: il 12% ha già consumato bevande alcoliche a 11 anni, contro il 4% delle femmine.

In genere la prima bevanda consumata è un alcolico destinato a un consumo alimentare: vino o birra.

Spesso la prima sperimentazione avviene con i benestare dei genitori, questo fa parte della costruzione della rappresentazione dell’alcol come aggregante per sentirsi parte di un gruppo.

Il primo assaggio è di frequente associato a un evento ritualizzato, in una situazione di trasmissione dell’atto di bere dalle generazioni più anziane a quelle più giovani in una cornice di naturalità che non si sbilancia né verso il rito di passaggio, né verso un eccessivo permissivismo (Osservatorio Permanente Giovani e Alcol, Doxa, 2007).

Se le prime bevande alcoliche come vino e birra vengono consumate in famiglia prima dei 14 anni, per gli altri tipi di alcolici la situazione è differente: in genere si inizia a farne esperienza verso i 16 anni con il gruppo di amici (Osservatorio Permanente Giovani e Alcol, Doxa, 2010).

Dall’indagine emerge che molti dei ragazzi hanno difficoltà a ricordare quanti anni avevano la prima volta che hanno consumato una bevanda alcolica e tendono a fare riferimento alle prime esperienze ripetute, ma ricordano abbastanza bene il contesto nel quale è avvenuta.

I giovani ricordano di avere fatto le prime esperienze di consumo:

- per il vino prevalentemente con i genitori (54%), con altri familiari e parenti (14%) e con amici coetanei (21%), amici più grandi (6%);
– per la birra con i genitori (35%) e con altri familiari e parenti (12%), ma più spesso anche con amici coetanei o, in pochi casi, con amici più grandi (6%);
– per gli altri tipi di alcolici più spesso con amici coetanei o con amici più grandi, e molto meno con i genitori famigliari o parenti.

Non emergono differenze tra i generi.

I ragazzi hanno invece facilità a ricordare le situazioni e i luoghi dove hanno fatto le prime esperienze di ubriachezza: 27% in occasione di una festa, alla presenza anche di familiari o parenti; il 15% al bar o in un pub, il 16% discoteca, il 4% in ristorante, il 18% con amici, in casa, lontano dai pasti. Il 29% dei giovani ricordava di ubriacato almeno una volta nella vita (35% dei maschi e 22% delle femmine), quasi il 15% aveva un ricordo agli ultimi tre mesi (3% della fascia di 13-15 anni, 13% tra i 16 e i 19 anni e 21% fra i 21 e i 24 anni).

Coloro che hanno iniziato a bere in famiglia continuano a farlo con i loro genitori in un contesto protetto, mentre i ragazzi che hanno iniziato con gli amici continuano a bere maggiormente con loro.

Il contesto di iniziazione può influire anche sullo stile di consumo, infatti tra i bevitori moderati vi è una percentuale maggiore di ragazzi che hanno iniziato a bere in famiglia, mentre tra i forti bevitori è più alta la percentuale di che hanno iniziato con gli amici.

Una nuova strada per combattere l’alcolismo?

di , 30 Ottobre 2013 17:53

E’ stata condotta dai ricercatori dell’università di Cagliari la ricerca che potrebbe aiutare a combattere la dipendenza da alcol.

L’èquipe coordinata dal Prof. Elio Acquas, professore associato di Farmacologia presso la facoltà di Farmacia dell’Università degli Studi di Cagliari, e composta dai ricercatori Miriam Melis, Pierluigi Caboni e Ezio Carboni, ha condotto una ricerca che individua i meccanismi biologici che controllano la dipendenza da alcol e che è stata pubblicata su Addiction Biology, la più importante rivista internazionale di neurobiologia delle tossicodipendenze.

Si tratta di una sperimentazione condotta sui topi che ha permesso di mettere in evidenza un meccanismo a due passaggi secondo cui l’alcol fungerebbe da stimolante per le cellule nervose di una particolare zona del cervello (area ventrale del tegmento).

La stimolazione darebbe luogo alla produzione dopamina, un neurotrasmettitore che permette la comunicazione tra le cellule.

La dopamina è determinante nel controllo di funzioni come la motivazione e l’affettività, aspetti che, quando alterati, stanno alla base di molti disturbi psichiatrici, come la depressione, la schizofrenia e la dipendenza da sostanze.

Il meccanismo sarebbe strutturato in questo modo: quando l’alcol raggiunge le cellule dell’area ventrale del tegmento viene trasformato prima in una molecola che si chiama aceltaldeide, che poi reagisce alla dopamina rilasciata dalle cellule e produce il salsolinolo che eccita le cellule dell’area ponendo le basi per il possibile sviluppo di una dipendenza.

Si tratta di uno studio che potrebbe avere una ricaduta applicativa immediata: se si riuscisse ad intervenire in uno dei due passaggi che precedono la formazione del salsolinolo, si impedirebbero gli effetti dell’etanolo sull’insorgenza della dipendenza da alcol.

Secondo gli autori si tratta di una scoperta che può aprire la strada allo sviluppo di nuove terapie volte a combattere la dipendenza da alcol.

A mio avviso si tratta di una scoperta interessante che, può essere particolarmente utile nel lavoro in sinergia tra figure prifessionali differenti, che è necessario fare quando si ha a che fare con le dipendenze.

 

 

Le funzioni dell’uso di sostanze alcoliche in adolescenza

di , 18 Ottobre 2013 21:00

Le azioni degli adolescenti, pericolose o salutari, svolgono delle funzioni precise in quanto utili per raggiungere obiettivi di crescita personale e sociale.

La scelta tra comportamenti a rischio e comportamenti salutari in adolescenza è riconducibile sia al differente sviluppo di capacità individuali che alle differenti opportunità offerte dal contesto sociale di appartenenza (Bonino et al., 2003; Valsecchi, 2010).

Nello specifico, l’assunzione di alcolici può assumere le seguenti funzioni:

1. L’adultità si riferisce allo svolgimento anticipato di attività che nell’adulto sono considerate “normali”. Perciò, poiché il consumo di alcolici è molto diffuso tra gli adulti, bere diventa uno strumento, per alcuni adolescenti, per identificarsi con il mondo adulto e per cercare di differenziarsi dal mondo infantile ancora molto vicino.

2. La trasgressione consiste nell’andare contro i limiti e le regole degli adulti e si ricollega al bisogno di autonomia e indipendenza. In questo caso, dato che l’alcol è parte integrante della cultura adulta, la trasgressione non può realizzarsi attraverso il consumo in sé, ma oltrepassando i limiti socialmente accettati.

3. La sperimentazione consiste nella ricerca di sensazioni forti, nuove e in alcuni casi estreme. La funzione di sperimentazione, come quella di adultità, è legata allo sviluppo e al consolidamento di una nuova identità attraverso la prova dei propri limiti e all’esplorazione delle proprie possibilità (Bishop et al., 1997).

4. La funzione rituale legata all’uso di alcolici è in stretta connessione con l’esigenza di definire se stessi e di relazionarsi con gli altri, in particolare con i coetanei. L’assunzione di alcolici può rappresentare per gli adolescenti un rito di passaggio (dall’infanzia all’età adulta) o di iniziazione (all’entrata nel gruppo), un rito di legame (unione tra i membri del gruppo) e un rito di gioia (all’interno di feste o ricorrenze).

5. La fuga. Nei casi più gravi, consumo elevato di alcolici e frequenti ubriacature, il coinvolgimento in condotte a rischio rappresenta una difesa estrema e una fuga dalla realtà e dalle sue difficoltà. Attraverso la ricerca dello “sballo” i ragazzi sfidano la monotonia della vita quotidiana, alterano gli stati di coscienza per ricercare particolari sensazioni, sperimentano emozioni intense, legate all’estraniamento dalla realtà.

Oggi gli adolescenti fanno sempre più uso di bevande alcoliche per “perdere il controllo”, per sfuggire alle regole imposte dalla famiglia, alla ricerca di una nuova identità.

In questa ottica il piacere del consumo della bevanda è assolutamente secondario rispetto all’effetto ricercato nella sostanza: euforia e benessere che portano alla perdita dei freni inibitori. Non è tanto importante quello che si beve, ma la gradazione e la quantità, in modo da arrivare rapidamente allo sballo (Valsecchi, 2010).

Le tre fasi del consumo di alcolici in adolescenza

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di , 9 Agosto 2013 19:08

Le fasi del consumo messe in evidenza da Marcella Ravenna (1993) sono sostanzialmente tre:

1) la fase “preparatoria o di avvicinamento”: è quella in cui il soggetto con l’aiuto di altri significativi (genitori, fratelli e amici), struttura una sua posizione, basata su credenze, aspettative, atteggiamenti nei confronti dell’alcol. Essa può essere decisamente sfavorevole, tanto da escludere ogni forma di sperimentazione; può essere sfavorevole in un preciso momento, ma modificarsi successivamente; può essere favorevole e se si presenta l’occasione, il soggetto può decidere di provare;

2) la fase del “contatto, iniziazione”: riguarda le prime esperienze con il bere. Esse permettono agli adolescenti di valutare in modo concreto e soggettivo se gli effetti sono negativi, positivi, congruenti con le loro aspettative, di valutare quali funzioni e significati hanno per loro e ancora quali vantaggi e quali svantaggi hanno in quel momento. In funzione di queste valutazioni i ragazzi possono decidere di non fare più uso delle bevande alcoliche o di continuare;

3) la fase della “sperimentazione e stabilizzazione”: il consumatore può decidere di adottare e stabilizzarsi su un particolare stile di consumo, che può essere saltuario/episodico (cioè moderato), regolare (non sono presenti problemi di dipendenza) o dipendente; può decidere di passare dall’uno all’altro intensificando o diminuendo le assunzioni oppure di interrompere temporaneamente o definitivamente.

Pur non essendo presente un nesso causale tra una fase e l’altra di consumo, il fatto di aver sviluppato un atteggiamento positivo verso l’alcol è considerato un fattore altamente a rischio che aumenta la probabilità di sperimentazione.

Ravenna, M., (1993), Adolescenti e droga. Percorsi e processi sociopsicologici del consumo, Il Mulino, Bologna.

Uccide di più l’alcol o un sms?

di , 2 Agosto 2013 20:17

 

Fino a qualche anno fa la risposta sarebbe stata certa: la prima causa di incidente tra i ragazzi americani era infatti il mettersi alla guida ubriachi.

Oggi la risposta è differente, da una ricerca del Cohen Children’s Medical Center di New York si evince che è inviare sms alla guida la condotta più pericolosa e che causa con maggior frequenza la morte di chi la mette in atto.

E così, nell’era degli smartphone, un sms di troppo diventa un pericolo per la propria e l’altrui vita, una disattenzione che, con troppa frequenza, causa la morte.

I ricercatori hanno rilevato che l’abitudine di mandare sms alla guida causa la morte di circa 3 mila ragazzi all’anno e ne ferisce circa 300 mila, arrivando addirittura a superare il numero di morti causati dal mettersi alla guida ubriachi (2.700 morti e 282 mila feriti in un anno).

I ragazzi che mettono in atto questa condotta fortemente a rischio sono circa il 50% del totale, con una differenza minima tra ragazzi (49%) e ragazze (45%).

La spiegazione fornita dai ricercatori è che il bere alcolici è un comportamento meno abituale dell’usare il cellulare, e così la gravità di questo comportamento alla guida viene spesso sottovalutato.

O meglio, le persone sembrano essere consapevoli della pericolosità della condotta, ma questo non le esime dal metterla in atto.

Questo aspetto è coerente con gli studi sulla percezione del rischio che rilevano la tendenza a sottostimare la pericolosità di una condotta quando riguarda se stessi e a sovrastimarla quando riguarda gli altri: si tratta dell’ottimismo irrealistico tipico degli adolescenti, ma diffuso anche tra molti adulti.

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