Canzoni alcoliche: “Canzone di notte n.2″

di , 1 Marzo 2012 10:31

Di Bastiano Pugioni

Per questa nuova puntata della nostra rubrica abbiamo scelto un altro “mostro sacro” della musica italiana, quel Francesco Guccini che non ha mai fatto mistero di amare il vino e la sua compagnia. Canzone di notte n.2 è stata pubblicata nel 1976 nell’album Via Paolo Fabbri 43, album della maturità, come dicono alcuni, del cantautore emiliano. In precedenza, nel 1970, Guccini scrisse Canzone di notte, e successivamente, nel 1988, Canzone di notte n.3. Si dice sia pronta anche la n.4, ancora inedita, a dimostrazione del fatto che il tema della riflessione notturna è a lui molto caro. Canzone di notte n.2 contiene, per usare le parole dell’autore nel descriverla, “molti miei tic notturni, come il vino e gli amici“. Il vino, in questo caso e come in altre canzoni analizzate in precedenza, è il compagno di un momento di solitudine e di riflessione. Il Maestrone, come viene chiamato Guccini dai suoi fans, parte da una nostalgia, quella per gli amici appena andati, ed approda ad una critica della società che lo circonda, con le sue morali ipocrite e il finto perbenismo. Parla di Stato, Clero, diritto, Polizia. Parla di pensiero, rilevando che in molti non lo hanno, o non lo utilizzano. In questa parte del testo Guccini si rivolge anche ai suoi ascoltatori, presumibilmente quelli che stanno davanti al palco in un concerto, accusandoli di essere, appunto, poco avvezzi al ragionare. Il crescendo sfocia nella folgorante frase: “Non scampa, fra chi veste da parata, chi veste una risata”, che può essere facilmente letto come inno antimilitarista a 360 gradi. Dopo un’ultima analisi sull’egoismo, che tutti abbiamo e coltiviamo, chiude rivelando a se stesso che suona e canta, in questa notte malinconica e amara, per sentirsi meno solo, per scacciare “quell’impocondria ben nota e poi…”, ultima strofa “…la bottiglia e’ vuota”.

Di seguito il video, più in basso il testo.

Video importato

YouTube Direkthttp://youtu.be/jsCiszxgraE

Canzone di notte No. 2 (Francesco Guccini)
E un’altra volta e’ notte e suono
Non so nemmeno io per che motivo, forse perche’ son vivo
E voglio in questo modo dire “Sono”
O forse perche’ e’ un modo pure questo
Per non andare a letto
O forse perche’ ancora c’e’ da bere
E mi riempio il bicchiere
E l’eco si e’ smorzato appena
Delle risate fatte con gli amici, dei brindisi felici
In cui ciascuno chiude la sua pena
In cui ciascuno non e’ come adesso da solo con se’ stesso
A dir “Dove ho mancato e dove e’ stato”
A dir “Dove ho sbagliato”
Eppure fa piacere a sera
Andarsene per strade ed osterie, vino e malinconie
E due canzoni fatte alla leggera
In cui gridando celi il desiderio
Che sian presi sul serio
Il fatto che sei triste o che t’annoi
E tutti i dubbi tuoi
Ma i moralisti han chiuso i bar
E le morali han chiuso i vostri cuori
E spento i vostri ardori
E’ bello, ritornar normalita’
E’ facile tornare con le tante
Stanche pecore bianche.
Scusate, non mi lego a questa schiera:
Morro’ pecora nera.
Saranno cose gia’ sentite
O scritte sopra un metro un po’ stantio,
Ma intanto questo e’ mio
E poi, voi queste cose non le dite
Poi certo per chi non e’ abituato
Pensare e’ sconsigliato
Poi e’ bene essere un poco diffidente
Per chi e’ un po’ differente
Ma adesso avete voi il potere
Adesso avete voi supremazia, diritto e Polizia
Gli dei, i comandamenti ed il dovere
Purtroppo non so come siete in tanti
E molti qui davanti
Ignorano quel tarlo mai sincero
Che chiamano “Pensiero”
Pero’ non siate preoccupati
Noi siamo gente che finisce male: galera od ospedale
Gli anarchici li han sempre bastonati
E il libertario e’ sempre controllato
Dal clero, dallo stato
Non scampa, fra chi veste da parata
Chi veste una risata
O forse non e’ qui il problema,
E ognuno vive dentro ai suoi egoismi
Vestiti di sofismi
E ognuno costruisce il suo sistema
Di piccoli rancori irrazionali,
Di cosmi personali
Scordando che poi infine tutti avremo
Due metri di terreno
E un’altra volta e’ notte e suono
Non so nemmeno io per che motivo
Forse perche’ son vivo
O forse per sentirmi meno solo
O forse perche’ e’ notte e vivo strani
Fantasmi e sogni vani
Che danno quell’ipocondria ben nota
Poi… la bottiglia e’ vuota

3 commenti a “Canzoni alcoliche: “Canzone di notte n.2″”

  1. Paola scrive:

    Canzone meravigliosa e profonda…che parla delle relazione con se stessi e con il sociale nel quale siamo inseriti. Perchè i cantanti giovani non parlano più di queste cose?

  2. Antonello scrive:

    I giovani cantanti, cantautori ce ne sono davvero pochi, sembrano tutti impegnati a parlare solo d’amore: pessimismo e fastidio!

  3. Emma scrive:

    é vero…dove sono finiti i cantautori impegnati? Adesso che è morto anche Lucio Dalla ne rimangono sempre meno.

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